La Psicologia del Turismo nasce nel 1984 nell’ambito del XX Congresso nazionale degli psicologi della S.I.P.S. (Società Italiana di Psicologia, Bergamo settembre 1984) in cui venne proposta una giornata di studio post-congressuale per discutere la possibilità di applicare la psicologia al comportamento turistico. Al termine della giornata nasce il Comitato scientifico nazionale interdisciplinare “Psicologia del turismo”.
“Il turismo è “un’area di convergenza e di confronto di fenomeni che riguardano l’uomo, le sue esigenze, le sue aspettative, l’economia di un paese e l’ecologia di un territorio, che implica problemi etici e legislativi, necessità formative e possibilità professionali”: con queste parole Marcello Cesa-Bianchi interveniva al IV Convegno di Psicologia e Turismo a Sangemini” (Maeran, 2004, Psicologia e Turismo).
Il turismo è un fenomeno complesso, ma proprio la sua complessità offre alla psicologia un campo d’indagine proficuo;
Gli aspetti più cruciali della psicologia turistica sono:
1. l’aspettativa: l’aspettativa che un soggetto ha prima di intraprendere un viaggio, ha sempre costituito un peso rilevante e poiché questa è strettamente collegata all’immaginario che un soggetto ha di un luogo, come se lo immagina. L’aspettativa di un viaggio non include solamente il pacchetto turistico che una persona sta per comprare, ma anche un’immagine di se stesso che ha deciso di sperimentare.
2. le motivazioni:
Alcuni autori (Francesca Dipietro)le suddividono in tre macro-aree:
a. Motivazioni individuali come il bisogno di rilassarsi e ricaricarsi, inteso non solo come dolce far niente, ma anche come potersi dedicare a tutto quello che si definisce piacevole e svago, non avere obblighi e tempi scanditi come di solito si ha nella vita di tutti i giorni; il bisogno di evasione e fuga dalla quotidianità, la necessità di “staccare la spina”; la ricerca di se stesso, il bisogno di auto-osservazione ed auto-ascolto, sperimentarsi in un “luogo” nuovo per scoprire parti diverse del Sé, la necessità di mettersi alla prova, di mettersi in discussione.
b. Motivazioni interpersonali che possono articolarsi nel rafforzamento delle relazioni sociali e quindi nel dedicare più tempo alla propria famiglia e ai propri affetti, rispetto a quanto non si riesca a fare nella quotidianità ed in alcuni casi riunirsi con parenti lontani; facilità di interazioni sociali, avere la possibilità di fare nuove amicizie, ampliare la propria cerchia di amici, spesso diverse da quelle con cui siamo abituati a condividere la vita, o avere la possibilità di sperimentarsi e identificarsi ad un gruppo al quale si appartiene o al quale si vorrebbe appartenere.
c. Motivazioni sociali quali il prestigio, l’idea di affermare quel Sé ideale che si rincorre; la regressione, intesa come la possibilità di mettere in atto comportamenti che solitamente non s’intraprendono, perché ritenuti infantili o magari poco socialmente accettati o distanti dall’immagine di se stessi nella quotidianità; il bisogno di conoscenza, che può essere articolato sia nella ricerca della cultura intesa come arte e storia, sia come tradizioni di popoli.
3. la presa di decisione: processo fondamentale. Si parte da una decisione generica, all’acquisizione d’informazioni sulle possibili mete ed itinerari ( marketing turistico), alla decisione congiunta nel caso in cui si parli di viaggio familiare o di gruppo, fino a giungere all’attività in senso specifico dell’esperienza turistica (Francken e Van Raaij 1984).
4. l’esperienza turistica: dal momento in cui si parte il turista entra in un tempo sospeso in cui si ricercano sensazioni ed emozioni, si apprezzano e si sperimentano nuovi ritmi. Molto spesso l’esperienza turistica è accompagnata da sollecitazioni cognitive, emotive-comportamentali e psicofisiologiche che a volte posso essere percepite come stressanti che vedono il turista agire in prima persona e in un contesto relazionale che spesso fa emergere aspetti inconsueti di Sè.
5. il ritorno a casa: a seconda del grado di benessere e della piacevolezza del viaggio, il momento del ritorno può essere vissuto come un distacco dall’ambiente più o meno difficile.è proprio su questa dimensione fortemente emotiva che si possono rafforzare i piani di fidelizzazioni, si può creare un effetto coda lunga dell’esperienza che sarà contagiosa verso le persone vicine al turista e sarà determinante anche per le sue scelte di vacanze future.
6. la soddisfazione: la soddisfazione turistica non è il giudizio di un momento, ma un processo che inizia quando si parte e generalmente termina con rientro a casa, ma può anche continuare per un tempo indefinito ogni qual volta verrà chiamata in causa quella esperienza (Pearce) e qui non aggiungo altro!
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