Le fobie sono paure ingiustificate di un oggetto o di una situazione, il contatto con i quali determina nella persona un’intensa reazione di paura e angoscia.
La paura che la persona avverte è irrazionale ed esagerata rispetto alla reale pericolosità della situazione o dell’oggetto temuti, causando spesso un’interferenza nelle normali attività dell’individuo.
La persona di fronte ad un determinato stimolo lo percepisce come “spaventevole” di conseguenza manda un segnale coerente con questa rappresentazione al cervello che attiva subito una reazione di allarme, mandando in circolo i neuro trasmettitori responsabili della reazione di fuga o di paralisi. L’emozione di fondo può essere la paura, accompagnata da ansia o addirittura da angoscia.
La paura ha una funzione anticipatoria rispetto a una situazione a noi nota che potrebbe verificarsi, un meccanismo di reazione di fronte ad una situazione di pericolo, pertanto è utile alla nostra sopravvivenza.
Tra le fobie più diffuse sono presenti:
ACROFOBIA: paura delle altezze;
ARACNOFOBIA: paura dei ragni;
OFIDIOFOBIA: paura dei serpenti;
EMOFOBIA: paura del sangue e delle ferite;
CLAUSTROFOBIA: paura degli spazi chiusi;
AGORAFOBIA: ovvero paura degli spazi aperti. L’individuo ha paura di essere intrappolato in un luogo o in una situazione dai quali la fuga può essere difficile o tremendamente imbarazzante
TAFOFOBIA: paura di essere sepolti vivi;
CINOFOBIA: paura dei cani;
EREUTOFOBIA: paura di arrossire in pubblico
FOBIA SOCIALE: una paura marcata e persistente di una o più situazioni sociali, in cui è richiesta una performance, ove la persona è esposta a sconosciuti o può essere sottoposta a giudizio da parte degli altri.”
AVIOFOBIA (o AVIATOFOBIA): paura di volare; (paura degli aerei);
ASTRAFOBIA: paura dei tuoni e dei fulmini;
COSA FARE PER LE FOBIE
Il fobico mette in atto un comportamenti che se ci si trovasse davvero di fronte ad un vero pericolo nulla ci sarebbe da obiettare, il problema sta invece nel fatto che la reazione di allarme non è proporzionale alla pericolosità dello stimolo che l’ha innescata. La reazione comportamentale e ineccepibile e il riconoscimento di quello stimolo come terribile che non lo è ed è proprio su questo che la terapia deve intervenire.
Diversi sono gli approcci psicologici a questa tipologia di patologia:
La teoria Comportamentista utilizza il procedimento della desensibilizzazione sistematica: il legame condizionato della fobia viene associato con una serie di controcondizionamenti, che consentono di raggiungere progressivamente un miglior controllo della risposta fobica. Dunque, in presenza dello stimolo ansiogeno, si insegna al paziente come produrre delle risposte non ansiogene, in modo che la reazione indesiderata venga indebolita o eliminata, attenuando il legame errato fra certi stimoli e certe risposte.
La terapia Cognitiva sostiene che le fobie sono il frutto di apprendimenti errati, sono pensieri irrazionali e convinzioni disfunzionali originati, negli individui, ad un certo punto nella loro esistenza. Il trattamento in questo caso, come sostiene Ellis prevede un lavoro sui concetti che hanno condizionato la persona poiché esistono numerose idee o convinzioni che possono generare un disturbo emotivo.
Secondo la teoria Sistemico Relazionale il contesto in cui si nasce e si vive influisce sullo sviluppo di un personalità fobica. Possono essere delle credenze apprese all’interno del proprio contesto familiare che diventano dei dogmi da seguire senza opporsi; oppure delle esperienze fortemente traumatizzanti rispetto all’esterno a indurre un comportamento di sfiducia e chiusura, dove il sintomo fobico diventa un mezzo per evitare di affrontare l’esterno.
Insomma se il disagio diventa eccessivo e il timore limita eccessivamente la quotidianità o impedisce di fare esperienze, consultare uno specialista sembra essere la scelta più saggia, anche se si sa lo psicologo ad alcuni fa paura!
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