Shopping: “I ♥ u!”

 La prima definizione di Shopping Compulsivo  risale al 1915, ed è dello psichiatra tedesco Emil Kraepelin che introdusse il concetto di “oniomania”, (dal greco onios = in vendita e mania = follia) descrivendolo come un impulso irrefrenabile a comprare (patologico), proprio come succede in questo video tratto dal celebre film “I love Shopping”. 

Lo Shopping Compulsivo appartiene a quella categoria di dipendenze denominate “senza droga” in cui non è implicato l’utilizzo di alcuna sostanza chimica, come ad esempio la droga o l’alcool, ma che coinvolgono azioni, abitudini ed attività che fanno parte della quotidianità. Caratteristiche principali del disturbo compulsivo sono:

1. impulso irrefrenabile e urgente all’acquisto, che porta a trascurare qualsiasi conseguenza negativa sia essa finanziaria, relazionale, lavorativa;

2. tensione crescente o eccitazione prima di acquistare;

3. sensazione piacevole di gratificazione conseguente all’acquisto.

Il disturbo presenta aspetti riconducibili ad altre patologie quali:

  • Disturbo ossessivo-compulsivo: in questo caso prevale l’aspetto della compulsione, ossia la costrizione a ripetere con una certa frequenza la stessa azione, il bisogno di ridurre l’ansia o il disagio, prevale sulla necessità di trovare gratificazione. Dietro la mania di comprare vestiti ci potrebbe essere il timore di apparire poco attraenti e desiderabili.
  • Depressione: in questo caso lo shopping ha la funzione di alleviare emozioni negative tipiche dello stato depressivo quali: tristezza, solitudine, frustrazione, rabbia. Gli oggetti acquistati servono a riempire il vuoto interno con sentimenti positivi ed autostima. Gli oggetti acquistati spesso non vengono utilizzati in quanto inutili o in altri casi regalati . Lo shopper depresso presenta un livello di autostima inferiore a quello del consumatore medio.
  • Dipendenza: in questo caso prevale l’incapacità di controllare l’impulso con la conseguente messa in atto del comportamento d’acquisto. Comprare genera gratificazione e riduce la tensione, sensazioni che agiscano da rinforzo per il ripetersi del comportamento disfunzionale, e portano a sottovalutare le conseguenze negative generate dall’acquisto (disastri economici, fine di relazioni interpersonali).
  • Disturbo del controllo degli impulsi: prevalgono in questo caso: tensione che precede l’acquisto, ricerca immediata di gratificazione, incapacità di controllare la frustrazione derivante dall’astenersi dall’acquisto.

20130226-224020.jpgIdentikit del compulsive shopper: Donna con una occupazione a basso reddito, come casalinga o disoccupata, oppure meno frequentemente ad elevato reddito, come libera professionista o imprenditrice. Sembra che queste categorie occupazionali, rispetto a quelle intermedie, arrechino nel soggetto a rischio una maggiore frustrazione, dovuta o alla mancata realizzazione professionale (le prime) o all’elevato stress professionale (le seconde). La fascia di età maggiormente a rischio sembra essere quella tra i 23 e i 31 anni, con picchi di età superiore (soprattutto nel caso delle libere professioniste). In merito a quest’ultimo punto va detto che avvisaglie e sintomi di questa difficoltà connessa agli acquisti si avvertono in questi soggetti già nell’adolescenza. Da un punto di vista affettivo spesso è presente un legame sentimentale compromesso. Gli episodi hanno una media di 15 al mese ed una durata da 1 a 7 ore ciascuno. Gli oggetti acquistati non sono mai legati ad un bisogno intrinseco e sono principalmente: scarpe, vestiti, cosmetici gioielli. Le Shoppers hanno con un rapporto con il denaro distorto: non riescono a farne a meno e nemmeno a valutarlo in modo corretto. Per loro spendere 50 o 500 euro per un capo di abbigliamento non fa alcuna differenza, salvo poco dopo rifletterci con forti sensi di colpa. Nel periodo di massima compulsione possono spendere dai 100 ai 500 euro al giorno così da arrivare in alcuni caso, in un breve arco di tempo, a contrarre debiti.

20130226-225053.jpgLa terapia tra le terapie che sembrano dare i risultati migliori c’è la Psicoterapia-cognitiva. nei casi la patologia ha manifestazioni importanti si può utilizzare una terapia farmacologica, che utilizzi farmaci inibitori della ricaptazione della serotonina. anche in questo caso è consigliabile l’abbinamento ad una Psicoterapia.