Siamo in periodo di saldi e chi non si lascia tentare da un abito, un accessorio o un complemento d’arredo di cui non ha un vero e proprio bisogno, ma acquista comunque perchè non si vuol lasciare sfuggire l’affare? Questo è un comportamento che caratterizza molti consumatori e non rientra nell’area della patologia. Ci sono invece alcune persone che fanno “dell’acquisto non per necessità” una norma e non un’eccezione. Che cosa rende patologico e come avviene il passaggio dall’acquisto normale a quello patologico?

Quello che sembra fare la differenza e dare una connotazione patologica sembra ruotare intorno alla cosiddetta scelta ragionata che caratterizza le normali condizioni di acquisto. Lo shopping in questo caso è guidato da bisogni, da atteggiamenti e preferenze personali e da altri elementi che intervengono a livello inconsapevole e favoriscono la  capacità di controllare l’acquisto che ciascuno di noi ha. Nei casi di shopping compulsivo o patologico l’acquisto è guidato da motivazioni diverse quali ad esempio: ricerca di identità personale, potere, successo o al desiderio di accettazione da parte degli altri. In questi casi non si acquista nulla di cui si abbia bisogno o si desidera, ma si va alla ricerca di ciò che si ritiene possa fare acquisire certe caratteristiche vincenti, scadendo spesso nell’acquisto di oggetti inutili. Quello che è pericoloso in questo processo è lo scarso senso di controllo sui propri impulsi, che tende poi ad agevolare ulteriormente il comportamento d’acquisto eccessivo, generando così un circolo vizioso pericoloso.

CHE COSA SI COMPRA? Il prodotto acquista un valore simbolico che ha la funzione psicologica importante:  andare a compensare i “pezzi mancanti”, riempire il vuoto interiore del consumatore compulsivo. Le donne tendono comprare maggiormente vestiti, oggetti e strumenti di bellezza, gli uomini acquistano prodotti legati alla cura del corpo, come capi di vestiario o attrezzature sportive complesse, ma sembrano ancora più propensi a cercare il possesso di simboli di prestigio sociale, come automobili o strumenti altamente tecnologici, quali computers e impianti audio-video, spesso riconducibili ai loro sogni professionali o sociali più alti e illusori. Insomma anche in questo caso sono coinvolte le emozioni. Alcune ricerche hanno evidenziato che esistono tre fasi distinte durante il comportamento di acquisto patologico:

  1. FASE 1 – FASE DEL CORTEGGIAMENTO:  è come se si sperimentasse una sorta di sensazioni di corteggiamento da parte dei prodotti, quasi ipnotica pertanto irresistibile, una sorta di richiamo  come un’occasione da non lasciarsi sfuggire. Un’immagine potrebbe essere quella del canto delle Sirene di Ulisse. Durante questa fase oltre ai vissuti emotivo sono talvolta presenti sensazioni corporee quali:  brividi, vampate di calore, vibrazioni, eccitazione, agitazione, energia che circola o persino perdita di controllo di sé.
  2. FASE 2 – PASSAGGIO ALL’ACQUISTO a livello emotivo si sperimenta  un pervadente sentimento di benessere e di felicità, dispercezione temporale.
  3. FASE 3 – FASE DELLA DISILLUSIONE:  in questa fase le  illusioni sul potere dell’acquisto vengono meno. Ciò si verifica in genere al termine del raptus di spese, durante il quale viene descritta un’amplificazione di tutte le emozioni negative, con intensi sensi di colpa, vergogna di sé e sensazione di vuoto interiore.

Le ricerche hanno evidenziato un identikit del compulsive shopper, che vede le donne come soggetti privilegiati da questa tipologia di patologia, che si connota con “sintomi” specifici.

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