Riprendere la palestra, iscriversi ad un corso d’inglese o di tango, sistemare quella faccenda lasciata in sospeso prima delle vacanze… Propositi che danno al 1° settembre un significato simile al 1° di gennaio Ecco 3 semplici suggerimenti per evitare che i nostri buoni propositi non siano “le solite parole al vento”.
1.Il destino delle nostre intenzioni e contenuto nelle parole che usiamo per dichiararle: può sembrare una sottigliezza, ma una parola anche se simile ad un’altra non è la stessa cosa. Proposito fa riferimento ad un’intenzione, spesso più a qualcosa che assomiglia ad un desiderio che ad altro. Meglio utilizzare un termine più pragmatico e che richiama alla concretezza: obiettivo. 2. A differenza del proposito l’Obiettivo si fissa e non si dichiara (verba volant, scripta manent) il che ci vincola e ci predispone mentalmente,e non solo, a sentirci più coinvolti ed impegnati nella sua realizzazione.
3. Un Obiettivo per essere considerato tale deve essere S.M.A.R.T., acronimo di:
Specifico: chiaro e preciso e non vago e generico
Misurabile: devo poter verificare e misurare se l’obiettivo è stato raggiunto
Attuabile: coerente rispetto alle risorse, ai mezzi ed al contesto di riferimento
Realizzabile: stimolante ma non irraggiungibile
Tempificato: pianificato nella dimensione temporale necessaria per la sua realizzazione.
Perder peso non è un obiettivo, come non lo sono imparare l’inglese, aumentare la propria autostima, diventare più ordinato o cambiare partner…
Perdere tre chili in un mese e mezzo, ammesso che sia compatibile rispetto alla mia struttura corporea, può esserlo e lo misurerò attraverso l’ausilio di una bilancia o di un dietologo.
L’impegno é ovvio resto la conditio imprescindibile, ma non l’unica: e inutile andare al massimo se si va nella direzione sbagliata!
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